martedì 13 ottobre 2020

Rituale magico di Uhhamuwa contro una pestilenza

Fra i testi appartenenti alla civiltà ittita esistono rituali magici contro le pestilenze; alcuni di questi sono stati ritrovati nelle biblioteche di Boghazköy/Hattusa, capitale dell’Impero ittita, fondata probabilmente nel XVIII sec. a.C. e situata nell’attuale Turchia.
Visto il momento storico in cui ci troviamo, voglio proporvi uno di questi testi, cosiddetti “arzawiti” per la loro provenienza dalle regioni dell’Anatolia sud-occidentale, ovvero i “paesi di Arzawa”, e la cui traduzione è tratta dal volume “Antologia della Letteratura Ittita” scritto dal Prof. Giuseppe Del Monte, storico docente dell’Università di Pisa, che ho avuto la fortuna di conoscere.


Così (parla) Uhhamuwa, uomo di Arzawa:
se si sta morendo (per una pestilenza) nel paese, e se l’ha cagionata una divinità nemica, così opero: si porta un ariete, si intreccia lana azzurra, lana rossa, lana gialla, lana nera e lana bianca
e se ne fa una corona di lana.
Si incorona l’ariete, si spinge l’ariete sulla strada per il (paese) nemico e così gli si dice:
<Dio del nemico che ha cagionato questa pestilenza:
ecco a te, o dio, mandiamo questo ariete incoronato, per pacificazione.
Come il forte canto fa fare la pace con questo ariete, così tu, o divinità che hai cagionato questa pestilenza, fa pace con il paese di Hattusa e volgiti benevolmente verso il paese di Hattusa!>.
Quindi si spinge via verso il paese nemico l’ariete incoronato.
Poi si porta foraggio e grasso per i cavalli della divinità e si dice così:
<I cavalli (che) tieni aggiogati mangino questo foraggio e siano sazi!
Il tuo carro sia spalmato di grasso e tu, o dio, o Tarhunta, volgiti verso il tuo paese,
ma volgiti benigno verso il paese di Hattusa!>.
Quindi si porta un caprone e due pecore e si offre il caprone ai Sette (e) una pecora al Sole.
Si uccide l’(altra) pecora e la si arrostisce, poi si porta un formaggio, un pezzo di caglio, un vassoio di pagnotte lievitate, una tazza di vino, una tazza di birra (e) frutta e li offrono alla divinità della strada.

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